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lunedì 22 aprile 2013

Il Ritmo


Traduzione dell'articolo di Philippe Karl apparso in Germania nella rivista "Dressur-Studien", settembre 2011.

Potete consultare l'originale al seguente link:
http://www.philippe-karl.com/modules/news/article.php?storyid=27&location_id=354&topicid=3


Il ritmo è uno dei criteri che conferiscono all'equitazione, come alla danza, valore estetico e ginnico. Su questo tema, le discussioni equestri si dimostrano più prolisse che utili a fare chiarezza. Qui cercheremo di essere concreti, studiando il RITMO all'andatura fondamentale del TROTTO.


COS'È IL RITMO?

Il ritmo è un fenomeno fisico relativo alla frequenza di un movimento. I movimenti oscillatori mantenuti nel tempo ne sono un'espressione, come per esempio il metronomo, o il bilanciere di un orologio a pendolo.

Al TROTTO (andatura saltata), la frequenza delle battute dipende da due fattori: la lunghezza della falcata ed il suo rimbalzo (tempo di sospensione).

A questo proposito, l'andatura si può rappresentare con un grafico (figura 1).

Figura 1: Oscillazioni del centro di gravità ad un trotto di base (cavallo che copre)


VARIAZIONI DEL RITMO

In assoluto, e per rapporto al trotto base di riferimento, il ritmo dell'andatura può variare come segue (Figura 2):

Figura 2: In rapporto al trotto di base,
variazioni del ritmo nelle differenti forme di trotto


TROTTO DI BASE
Velocità (V) Energia (E)
Falcate (F) Ritmo (R)

1)
TROTTO PRECIPITATO
V↑ E↑
F≈ R↑

TROTTO AFFRETTATO
V? E↑
F↓↓ R↑↑

2)
TROTTO LENTO (Jog)
V↓ E↓
F↓↓ R↓

3)
TROTTO ALLUNGATO
V↑ E↑
F↑ R↓

4)
TROTTO RIUNITO
V↓ E↑
F↓ R↓

PASSAGE
V↓↓ E↑↑
F↓↓ R↓↓






Conclusioni:
I casi 1 e 2 sono da evitare, perché:
  • Il trotto precipitato o affrettato genera contrazione e spreco di energie
  • Il trotto lento non è che un'espressione della pigrizia
Il casi 3 e 4 sono invece da coltivare, perché sono delle stilizzazioni energiche dell'andatura di base.
Quindi, partendo dal suo trotto di base, un cavallo potrebbe utilmente rallentare il suo ritmo: sia allungando le falcate, sia aumentando il rimbalzo.


FATTORI INFLUENTI SUL RITMO

LA TAGLIA (Figure 3a e 3b)
A parità di ampiezza del gioco delle spalle (o delle anche), più la taglia del cavallo aumenta e più la frequenza delle battute diminuisce. Di fatto, difficilmente si vedono cavalli di piccole dimensioni in competizioni di dressage.
Questo pone un problema di taglia (sic). Se si considera il ritmo come criterio assoluto, il cavallo piccolo (anche perfettamente messo) non avrà nessuna chance contro il grande (anche qualora il suo addestramento sia discutibile). Questo è giusto?

Figura 3a: Prendiamo un pendolo semplice con una massa (M) sospeso ad un filo di due lunghezze (L) differenti. Per dei piccoli angoli di oscillazione (α), la frequenza di oscillazione (e dunque il ritmo, R) dipende esclusivamente dalla lunghezza del pendolo, in modo inversamente proporzionale (alla radice quadrata della lunghezza del pendolo).
Dunque, più la lunghezza del pendolo è grande, più la frequenza d'oscillazione, sarebbe a dire il ritmo, è lenta.






Figura 3b: La stessa analisi del pendolo la si può applicare al cavallo: il suo ritmo è inversamente proporzionale alla (radice quadrata della) lunghezza delle sue gambe (L) e per questo alla lunghezza delle sue falcate (F).
A parità di ampiezza del gioco delle spalle (α), un piccolo cavallo dalle gambe corte avrà un ritmo più rapido e delle falcate più corte di un gran cavallo con lunghe gambe.










L'ATTITUDINE
Con la competizione e attraverso una selezione rigorosa, l'allevamento ha prodotto dei cavalli che hanno naturalmente un ritmo molto lento, in ragione di un trotto allungato e rimbalzante.
"L'allevamento deve produrre dei soggetti che presentino dalla nascita tutte le caratteristiche del cavallo addestrato" (Gustav RAU).
Si capisce il perché queste attitudini si paghino a peso d'oro.

L'ADDESTRAMENTO
Sfruttare un soggetto già dotato di andature spettacolari è qualcosa che può funzionare anche adottando espedienti scorretti. Stilizzare il trotto di cavalli dalle andature modeste, per non dire mediocri, è tutt'altra faccenda, che esige un'autentica scienza dell'addestramento.


COME STILIZZARE IL TROTTO DI CAVALLI MODESTI?

Per rallentare la frequenza delle falcate, due possibilità:
  • L'estensione del trotto: purtroppo, per la maggior parte dei cavalli modesti, non essendone capaci precipitano l'andatura.
  • Far rimbalzare il trotto (aumentare il tempo di sospensione n.d.t.): l'andatura si cadenza se le falcate guadagnano in elevazione quello che perdono in estensione. È la definizione più semplice della RIUNIONE: "l'attività nella lentezza". È dunque la sola via possibile.

ANALISI DEL FENOMENO "RIMBALZO"
Per accrescere il rimbalzo del trotto, il corpo del cavallo deve aumentare l'ampiezza dei suoi movimenti sul piano verticale. Il fenomeno è comparabile al funzionamento di una balestra montata su due molle, una sorta di "trampolino per cavalieri" (Figura 4).
Figura 4: Il "trampolino per cavalieri"

Dunque, più il trotto si riunisce, più la linea superiore (schiena, reni) si arcua nella fase ascendente (sostegno), e più si affossa nella fase discendente (appoggio).
Per sconcertante che possa sembrare, l'uno non può esserci senza l'altro.
In queste condizioni, si capisce facilmente come le basi diagonali in appoggio non possono in nessuna maniera accorciarsi.

NB. (Figura 5) Il concetto ufficiale che vuole che il cavallo riunisca il suo trotto arcuando la sua linea superiore, grazie all'avanzamento dei posteriori sotto la massa (base diagonale raccorciata dal dietro), rispecchia bene l'ossessione di una dottrina. È un dogma che serve a giustificare la prevalenza dell'uso delle gambe e l'impiego simultaneo degli aiuti propulsivi e contenitivi. La demi-parade ne è l'espressione più significativa. Problema: le leggi elementari della locomozione smentiscono categoricamente questo concetto.


Figura 5: Trotto riunito
Rosso: disegno ufficiale (FN, libro 1, p. 149) "Nella riunione c'è flessione delle anche. I posteriori avanzano ulteriormente sotto il corpo"
Verde: la realtà della locomozione














C'È RIUNIONE E RIUNIONE

È un fatto dimostrato di locomozione: la riunione del trotto aumenta (trotto di base → trotto riunito → trotto di scuola → passage) senza che MAI le basi diagonali si accorcino. Anzi, al passage brillante, sovente i posteriori si allontanano.
NB: La schiena del cavallo sale e scende con un'ampiezza massima, il passage esige dal cavaliere un assetto più che confermato.

Tuttavia, al PIAFFER, il cavallo rimane sul posto, quindi:
  • può (e deve) rimanere su basi raccorciate dai posteriori.
  • i posteriori restano sotto la massa e le anche flesse, la linea superiore rimane in allungamento.
  • schiena e reni restano convessi, l'insieme sale e scende molto poco. Il tempo di sospensione è minimo.
  • le oscillazioni del tronco sul piano orizzontale sono minime.
NB: È per questo che, nelle accademie di un tempo, i debuttanti cominciavano la loro messa in sella su un cavallo al piaffer tra i pilieri

Conclusioni:
La riunione nel trotto e nel passage non è una forma attenuata del piaffer: è un'altra cosa.
Ci sono due forme di riunione: quella che raccorcia le basi diagonali e mette il cavallo sulle anche (piaffer), e quella che mantiene le basi naturali (trotto riunito e passage).


COME FAR RIMBALZARE IL TROTTO?

Per riunirlo, il trotto rallenta il suo ritmo in ragione di una linea superiore che aumenta l'ampiezza dei suoi movimenti tanto verso l'alto quanto verso il basso.. con energia e decontrazione.
L'ingaggio dei posteriori non ha nulla a che vedere con il fenomeno, è la capacità di muovere verso l'alto le spalle che sarà determinante (ben inteso, associata ad un rilevamento dell'incollatura).

È il motivo per cui i cavalli dotati di una grande libertà di spalle e di un rimbalzo naturale, arrivano a fare il passage per un semplice gioco di transizioni ravvicinate (estensione del trotto ←→ trotto raccorciato).
Allora per migliorare il ritmo del loro trotto, i cavalli modesti dovranno passare per lo studio del passage (che stabilisce il rimbalzo), lui stesso ottenuto per la combinazione del trotto e del passo detto "spagnolo" (il solo esercizio che possa insegnare il movimento alternato verso l'alto delle spalle). Risultati garantiti! Ma che ha il solo inconveniente di attirare il disprezzo di quelli che si definiscono puristi.


ALLA FINE

Uno studio serio delle leggi della locomozione è illuminante. Permette di ricondurre bene dei dogmi equestri al loro giusto valore e rimette ugualmente al loro posto affermazioni perentorie che pretendono:
  • sia sufficiente utilizzare delle andature naturali brillanti per fare dell'equitazione classica
  • il ricorso al "passo spagnolo" (che regala dei risultati insperati su delle andature mediocri) quale espediente "da circo".

È un fatto. C'è il ritmo che si può comprare e il ritmo che bisogna meritare. Ma è vero che
"Si crede più facilmente a quello che non si comprende" (Tacito).

Philippe Karl, Agosto 2011


domenica 4 dicembre 2011

Gambe si, gambe no?



Riporto qua la traduzione di estratti del testo di cui parlavo con un amico (sperando di far cosa gradita) a proposito della scelta di utilizzare o meno le gambe in certi momenti dell'addestramento del cavallo.

Per scongiurare la possibilità di pensare che le gambe non si usino per niente (che non è vero) va fatto notare solo questo: e cioè che in questi estratti si sconsiglia l'uso delle gambe come correttivo di un errore di rettitudine del cavallo. L'autore insomma individua delle situazioni in cui comunemente chiunque le userebbe e mette in guardia sul fatto che in quella circostanza è sostanzialmente fatica inutile. Promuove invece, per correggere l'asimmetria innata di ciascun cavallo, come prima cosa un lavoro più metodico sulle spalle fatto usando le mani.
Sono solamente alcuni paragrafi presi a campione, non escludo che leggendo con calma se ne possano trovare altri. Ovviamente di altrettanti se ne trovano a favore dell'uso delle gambe, ma come ho già detto mai, soprattutto all'inizio dell'addestramento, con lo scopo di correggere l'errore di rettitudine naturale che ciascun cavallo presenta a vari gradi.
Il motivo non scritto di questa decisione ma che appare ovvio a chi ha un minimo di esperienza è chiaro: preservare il potenziale delle gambe per usarle con più efficacia solamente al momento giusto, quando veramente servono.

Raddrizzare un cavallo
Il mezzo più semplice e più pratico per arrivarci consiste nell’insegnare al cavallo a prendere facilmente, su richiesta del cavaliere, il piego inverso. E’ quindi rendendo le due “incurvazioni” ugualmente facili, sia a destra sia a sinistra, che si riesce a raddrizzare un animale che ha la tendenza a piegarsi solo da una parte. Ma tali incurvazioni devono essere ottenute soltanto con la mano, con il cavallo leggero e con la testa piazzata. Bisogna cercare di non aiutarsi con le gambe, di non impiegare, per esempio, l’effetto diagonale, che agisce sul treno posteriore e lo sposta, visto che spesso questo ritorna nella primitiva posizione non appena cessa l’azione della gamba opposta, cosa che comporterebbe quindi un lavoro senza via d’uscita. Per riassumere, non si tratta qui di mobilizzare la groppa attorno al treno anteriore, ma è la traslazione del peso di una spalla verso l’altra, prodotta grazie alla redine d’appoggio, che ha come conseguenza quella di piegare leggermente il cavallo in senso inverso alla sua inclinazione naturale. Così, anche se sembra che il cavallo abbia le anche e la punta del naso spinte dal lato opposto, in realtà sono soltanto le spalle che, cedendo all’azione della mano, si sono un po' piegate nel senso in cui è stato fatto “cadere” il peso dell’incollatura. E’ inutile dire che questo metodo, suggerito per lottare contro la tendenza particolare di un cavallo a prendere un piego vizioso, non esime dall’attenzione costante che deve avere il cavaliere di posizionare e mantenere il proprio allievo, malgrado le esigenze dell’addestramento, ben dritto di spalle e di anche, ad ogni andatura, da fermo, o mentre rincula. (...) Ogni volta che il cavallo si mette un minimo di traverso, fermarlo. Piazzarlo perfettamente diritto, soprattutto di spalle, poi avanzare di nuovo.
Metodi per mettere dritto un cavallo
All'inizio della preparazione, appena l’animale si mette un po' di traverso (...) se porta in avanti la groppa, per esempio a destra nel galoppo a destra, bisogna, quando la mascella cede ed è morbida, appoggiare leggermente la redine sinistra sull’incollatura per rigettare il peso del treno anteriore sulla spalla destra, in questo modo le anche si spostano a sinistra e la punta del naso si porta da questo stesso lato. In una parola, si corregge un piego dando all’animale, con un effetto delicato, il piego contrario. Ma bisogna evitare di servirsi delle gambe.
Come si arriva al piaffer
(...) quando, nel piaffer, il cavallo mette la groppa di traverso, è sempre perché oppone una resistenza di forze alla mano. La groppa di traverso ne è l’effetto. Lacausa è la resistenza di forze.

Tratto da “Addestramento metodico del cavallo da sella, dagli ultimi insegnamenti di Baucher, raccolti da un suo allievo.” (Faverot de Kerbrech)